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Garrison Rochelle, Cultura & passione

intervista di Nancy Malfa

 

12:20, Roma. Siamo sul raccordo anulare. L’aereo parte tra un’ora e mezza. C’è un ingorgo e il check-in avverrà tra meno di mezz’ora. Finalmente si apre una breccia nel muro di auto incolonnate. La spider accelera. Il cellulare squilla. È la redazione di Amici: un trambusto di voci dalla cornetta dice di tornare indietro, ci sono delle cose importanti da sistemare. La telefonata inaspettata, la premura e il cambio di programma fanno sì che la spider decappottata superi inavvertitamente lo svincolo Aereoporto Ciampino/Gregna S. Andrea.

Garrison Rochelle rallenta, devia nella piazzola di sosta di un Autogrill e sospira. Si mette le mani in faccia, perché a volte lo stress colpisce anche un uomo positivo come lui. Ma succede solo per un attimo. È questo il massimo che gli concede. Poi si volta e sfodera il suo sorriso, via di mezzo perfetta tra saggezza e spensieratezza. Mi dice: “Iniziamo…” Io ho in mano il mio fedele taccuino, ripercorro con la mente i dieci minuti che sono trascorsi dalla corsa sfrenata verso l’aeroporto alla sosta nell’assolata stazione di servizio e chiedo:

 

Come ha fatto in tutti questi anni a non perdere la capacità di emozionarsi?

Ascolto la musica. La musica mi trasmette emozioni.

È importante sapersi emozionare per un coreografo?

È la cosa più importante. Tutto parte dall’emozione che mi trasmette la musica. Se ascolto Adele (Alla radio sta passando Someone Like You) sento crescere la grinta, se ascolto Michael Bublé entro in un mondo frivolo, leggero. Le coreografie nascono dalla musica. La tecnica del ballerino, la qualità della ballerina sono importanti, ma vengono dopo la musica.

La danza è un arte che per esigenze atletiche ha come protagonisti i giovani. Ma la sua passione per i ragazzi sembra essere più profonda e interessa soprattutto il lato umano. Da cosa nasce quest’amore?

Sono nato con l’amore per i giovani. Mi piace aiutare. Non sono Madre Teresa (ride), ma mi piacciono le sfide. Mi piace coltivare le passioni e aiutare gli altri a superare i loro limiti.

Due settimane fa, facevo il presentatore/giudice di una gara a Cave, in provincia di Roma. C’erano tanti ragazzi, provenienti da tante scuole. Erano tutti belli, alti, con bei fisici, tranne uno… uno era obeso. Era il più bravo di tutti. Aveva un movimento pazzesco, quando ballava si trasformava improvvisamente in un figo. L’abbiamo votato e ha vinto la gara, e quando è salito sul palco sembrava un gladiatore, era stoico. Dopo ho saputo che era stato vittima di episodi di bullismo e sono stato ancora più felice che abbia vinto. Ha avuto la sua piccola rivincita e sono sicuro che grazie a quella vittoria ha acquisito tanta fiducia.

Com’era Garrison Rochelle a diciott’anni?

Sensibile. Molto più sensibile di adesso. Non avevo controllo delle emozioni, non accettavo gli eventi e mi dannavo. Con gli anni ho imparato a immagazzinare e a sopprimere certe esternazioni. Mi capita ancora di piangere, ma riesco a controllarmi. Accetto anche le cose negative e vado avanti.

Se le dico Dancin’ di Bob Fosse?

Straordinario. Due anni straordinari della mia vita, in giro per l’Europa. In Dancin’ ho fatto il ballerino, il cantante, l’attore. Bob Fosse è stato unico. Ancora oggi è per me fonte di ispirazione. Utilizzo spesso le sue tecniche e il suo stile nella scuola di Amici.

Amici è sulla cresta dell’onda da quasi un ventennio. Lei è lì dal primo giorno. Com’è cambiata la scuola in questi anni?

È vero. Sono ad Amici da diciassette anni. Se Maria (Maria De Filippi) mi chiamasse e mi dicesse che non mi vuole più lo accetterei (sorride). Nella scuola sono cambiati i concorrenti: oggi sono molto più preparati di diciassette anni fa. Sia tecnicamente che umanamente.

Com’è stato il passaggio da ballerino a coreografo?

Semplicissimo. Non l’ho cercato. È stato lui che ha cercato me. Avevo trentaquattro anni. Io e Brian (Brian Bullard) dovevamo trovare il modo di sbarcare il lunario. Brian, una mattina ricevette una telefonata da un certo Adriano Bonfanti: diceva di avere un lavoro per noi. All’inizio non avevamo dato molto peso a quelle parole, poi abbiamo deciso di parlargli. Adriano, oltre ad aver fatto la storia delle reti Mediaset, ci ha cambiato la vita. L’incontro è avvenuto in un McDonald’s. E lì ho trovato il mestiere che ancora oggi sono felice di fare. Fare il coreografo mi emoziona tanto quanto ballare, forse di più. Vedere le mie idee che prendono forma è una gratificazione inspiegabile.

Cosa deve avere un aspirante ballerino per diventare un professionista?

Passione. Il talento non è nulla senza il motore della passione che lo muove. Essere un artista è cercare di migliorarsi sempre. È cercare la perfezione, anche se non esiste. Forse per questo siamo tutti un po’ matti (ride).

Si è fatto tardi. L’aereo la aspetta. Prima di salutarci, cosa vuole dire alle concorrenti di Una ragazza per il cinema?

Fatevi trasportate dalla passione. Ci saranno momenti bui nel percorso verso il successo: quando accadrà, guardatevi dentro, ascoltatevi, e pensate al motivo per cui avete fatto tanta strada.

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